Romeo

di Francesca Ventura

Questa mattina, quando si è svegliata, lei era già nervosissima. Si è buttata giù dal letto all’improvviso, come se avesse suonato la sveglia, che non ha suonato affatto, ne sono sicuro. Poi, senza degnarmi di uno sguardo, è andata in bagno e ha fatto la doccia in quattro e quattr’otto, mentre io mi stiracchiavo lentamente per prendere contatto con la giornata, non ho nessuna intenzione di rovinarmi la vita con la nevrosi, io. Dopo poco ho sentito dei rumori e sono corso in cucina, la mattina ho sempre una gran fame e adoro sentire quel tramestio, quel tintinnio che dice «è pronta la colazione». Lei era bellissima, così, imbronciata, con i capelli avvolti nell’asciugamano, mezza nuda e agitatissima. Volevo avvicinarmi ma non ho fatto in tempo a fare due passi verso di lei che subito mi ha anticipato con un «no! Questa mattina non ho proprio tempo!». E va bene, pazienza, non ho proprio voglia di insistere. Mi vado a stendere un po’ sul divano, in terrazza, almeno non devo sentirla innervosirsi al telefono. E invece anche da qui la sento perfettamente, urla come una gatta arrabbiata. Sicuramente con il perito, per l’incidente. Le hanno tamponato la macchina nuova, quando siamo stati in campagna. Finalmente si decide a uscire, maleducata, senza neanche salutare.
Questa mattinata non me la scorderò con tanta facilità, sono un tipo tranquillo ma piuttosto vendicativo, io. Sono le undici di sera e ancora non è tornata. Oggi non sono neanche uscito, non avevo nulla da fare, e quindi così, solo senza di lei, mi sono intristito moltissimo. Non è venuta nemmeno la cameriera, anche se oggi era il giorno suo, è martedì….o forse viene il giovedì? Non mi ricordo. Comunque mi sono intristito. E’ terribile non uscire per tutto il giorno, soprattutto in queste giornate di autunno, grigie, freddine, che si allungano inesorabilmente ed ogni tanto spruzzano zaffate di odori invernali, e senti l’umidità entrarti nelle ossa piano piano. Non hanno ancora acceso i termosifoni «con tutto quello che si spende di riscaldamento dobbiamo anche morire di freddo», direbbe lei. Questa è una delle tante cose in cui ci assomigliamo: siamo tutti e due freddolosissimi. E lunatici, o forse il termine migliore è: umorali, siamo molto umorali. Lo dice anche lei. Forse è per questo che stiamo insieme da quattro lunghi anni. Per lei è un record, per me, non saprei, non ho mai convissuto con nessun’altra, e non ci tengo nemmeno. Sto bene con lei e non la cambierei con nessuna donna al mondo. Adoro la sua indipendenza, che si accorda perfettamente con la mia, mi piace sentirla parlare con quella sua voce bassa e sensuale e poi, sul fattore alimentare, abbiamo proprio gli stessi gusti, è una cuoca perfetta, anche se qualche volta si fissa che dobbiamo stare a dieta. Quando si profuma è uno spettacolo, per non parlare del suo cassetto della biancheria, che odora di lavanda…. sorvoliamo sulle notti incantate, uno vicino all’altro sul morbido piumone…. meglio non pensarci o divento ancora più malinconico. Ecco! Sento girare la chiave nella toppa. E’ lei, finalmente. Mi arresto a mezza strada. Ascolto attentamente. Non è sola. Spero sia con qualche bella amica, mi piace corteggiare le sue amiche e vederla ingelosirsi. No!!! Dannazione è con un uomo; mi arresto a mezzo corridoio, indecisissimo, poi torno indietro, non so perché, forse un momento di vigliaccheria penso, disperato. Porta ancora uomini a casa mia! E’ inaudito, inaccettabile. E poi sempre uomini diversi, cosa su cui, regolarmente, faccio orecchie da mercante. In fondo amo il quieto vivere, io. Sono indeciso, molto indeciso se farle sapere che sono in casa, o nascondermi da qualche parte facendole credere che sono uscito, cosa di cui si convince lei, la sgualdrinella. Infatti, dopo avermi chiamato più volte esordisce con un «deve essere uscito» rivolto al giovinastro che la accompagna. Adesso sono proprio disperato. Mi toccherà rimanere nascosto tutta la sera e non potrò neanche vedere come è fatto, il signorino. Se potessi gli spaccherei il muso. Lei fa un altro giretto per la casa, vuole proprio essere sicura che io non ci sia. Poi torna di là e gli offre un bicchiere di whisky con quella sua voce suadente, la voce per questo tipo di occasioni. L’allocco naturalmente dice di sì. Con i suoi occhi chiari imbambolati. Come faccio a sapere che ha gli occhi chiari? Perché le piacciono solo quelli con gli occhi chiari, è chiaro! La conosco bene, io. Del resto anche i miei occhi sono chiari. Ho degli splendidi occhi verdi, modestia a parte. Ecco! Ora hanno messo su un bel disco. Una musica romantica! Sento il sangue ribollirmi nelle vene. Mi devo controllare! Mi devo controllare! Se non mi controllassi sarei capace di fare una strage; quando voglio sono un tipo molto grintoso, io. Ecco, si baciano, sono sicuro che si baciano! Ed ora, senza dubbio si avvieranno verso la camera da letto e lui si stenderà al posto mio. No, ancora no, sento i passi di lei arrestarsi (le deve piacere molto il giovinastro, perché non si è tolta ancora i tacchi, di solito se li toglie subito, appena arriva a casa, perché le fanno sempre male le gambe). Silenzio, è chiaro che si stanno di nuovo sbaciucchiando. Preferisco non pensarci sennò mi sento male… Lei controlla ancora per assicurarsi che io non ci sia e poi… mette il paletto alla porta, per sentirsi proprio al sicuro da ogni intervento esterno, la furbastra. Entrano in camera. Dopo un po’ sento il fruscio delle lenzuola; no, questo non lo sopporto, non lo sopporto proprio, con un balzo mi getto sulla maniglia e poi, velocissimo, col pelo gonfiato a palla, su di lui che è steso proprio al posto mio, come avevo immaginato, la conosco bene. Lui getta un urlo disumano? Ah! Trionfo io, gli pigliasse un infarto! Ma lei subito lo consola ridacchiando, l’infame «Non ti spaventare, è Romeo, il gatto, chissà dove si era nascosto» «e già» fa lui «non si sa mai dove si nascondano, questi mascalzoni» e ridacchia sollevato. Poi allunga una manona e comincia ad accarezzarmi. Accidenti! E’ pure un tipo simpatico. Proprio sotto il collo, come piace a me. Non devo lasciarmi andare! Sono un tipo vendicativo, io. Maledizione! Adesso mi accarezzano tutti e due. E va bene, hanno vinto, dormirò con loro; in fin dei conti è stata una giornata impegnativa e non ho nessuna intenzione di rinunciare alle carezze per portare rancore. Tutto sommato non è male essere il gatto di casa. In fondo sono un tipo pacifico, io.
 


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